Cenone di Capodanno: le ricette che non falliscono mai!

Cenone di Capodanno: le ricette che non falliscono mai!

La notte di Capodanno sancisce la fine dell’anno e l’inizio di un anno nuovo, ricco di speranze e buoni propositi. Più precisamente, tra la notte del 31 Dicembre e il 1 Gennaio viene organizzato il Veglione, una festa celebrata in genere in compagnia degli amici o dei parenti più cari. Allo scoccare della mezzanotte, dopo il conto alla rovescia, si brinda al nuovo anno alzando i flûte di spumante e magari godendosi uno spettacolo di fuochi d’artificio.

Milano, sempre attenta a festeggiare gli eventi più importanti del momento, organizza dei veri e propri party, dove il divertimento è assicurato. Discoteche, ristoranti, locali ma anche le piazze della città si vestono a tema, creando una lunga notte di Capodanno a Milano indimenticabile.

Sono tantissime le tradizioni legate al Capodanno, molti usano compiere dei riti scaramantici di buon auspicio, per attirare la fortuna e la ricchezza. C’è chi indossa biancheria intima rossa, chi mangia lenticchie, melagrane o uva passa, chi getta i vecchi oggetti dalla finestra e chi romanticamente bacia la persona amata sotto il vischio.

Quando si parla di cucina, molteplici sono le materie prime e i piatti simboli del cenone di fine anno. Da sempre ci sono dei piatti classici e quelli assolutamente immancabili sulle tavole di Capodanno. Tartine leggere, lenticchie in umido, cotechino con lenticchie stufate, panettone o pandoro con crema al mascarpone sono solo alcuni dei piatti irrinunciabili per il cenone di Capodanno.

I piatti della tradizione del cenone di Capodanno

Una delle usanze classiche del veglione di Capodanno è la cena, da condividere con le persone più importanti della propria vita. La cena di fine anno deve essere importante e sontuosa e molti sono i piatti che vengono preparati per l’occasione. È la cena giusta per portare in tavola piatti ricchi, elaborati e sontuosi.

Alcuni piatti sono dei veri e propri simboli del cenone di fine anno come le lenticchie, il cotechino o lo zampone, lo stinco e il panettone o pandoro.

Con tutto quello che c’è da mangiare durante un cenone di Capodanno, gli antipasti sembrano quasi superflui, eppure sono sempre molto apprezzati per dare il via alla festa. Tartine e crostini ingannano l’attesa dei piatti principali e danno subito l’impressione di una bella tavola, piena e appetitosa.

In ogni locale di Milano allo scoccare della mezzanotte, dopo il brindisi, vengono servite le lenticchie, il piatto simbolo della buona sorte che favorisce l’abbondanza e la ricchezza. I legumi sono infatti considerati un cibo in grado di nutrire e di opporsi alla fine del tempo in vista di una generazione di prospettive valide per il futuro.

Fin dai tempi degli antichi Romani , le lenticchie sono il sinonimo di prosperità e fortuna, soprattutto per la loro somiglianza con le monete. Molti sono i piatti che si possono preparare con questo legume, la preparazione classica è quella delle lenticchie in umido. Bisogna tenere a bagno le lenticchie per un’intera notte e poi basta cuocerle per quaranta minuti in una casseruola con un soffritto di cipolle, sedano e carote tritate e della passata di pomodoro. Servite ben calde e con l’aggiunta di un filo di olio, pepe e sale, sono il contorno di un altro piatto della tradizione del cenone di Capodanno: il cotechino.

Il cotechino è un insaccato preparato con la carne di maiale e più precisamente con la cotenna, la carne di diversi tagli, pancetta, sale e spezie. Oltre al cotechino, si può scegliere lo zampone, suo parente stretto. Il piatto lenticchie e cotechino, oltre a essere uno dei piatti principali del cenone di Capodanno, è anche servito il primo giorno dell’anno, a pranzo come secondo piatto, il tutto sempre accompagnato da tante bollicine. Lo zampone e il cotechino, dato che sono preparati con carne grassa, rappresentano l’abbondanza.

Usanze e piatti della trazione di fine anno

Immancabile il rito della bottiglia di spumante da stappare alla mezzanotte. In ogni locale, discoteca, ristorante e casa allo scoccare del nuovo anno, il tappo della bottiglia deve saltare energicamente dalla bottiglia, balzando in aria e dando vita al classico botto di fine anno. Alzando in aria i flûte, si brinderà tutti insieme al nuovo anno appena iniziato. Anche nelle piazze della città, dopo la mezzanotte, si alzeranno i calici e si brinderà tutti insieme al nuovo anno.

Da sempre si pensa che mangiare uva passa nel corso della notte di Capodanno porti tanta fortuna nel nuovo anno. Come le lenticchie, anche mangiare uva passa nel corso della notte di Capodanno evoca l’idea di avere soldi in abbondanza nel nuovo anno.

Per tradizione, nei cenoni di Capodanno non può mancare il melagrano che simboleggia la fedeltà coniugale. La tradizione narra la storia di Proserpina, che dopo aver mangiato questo frutto, sia stata condannata a passare il resto della sua vita nell’Ade, insieme al suo sposo Plutone.

In Spagna c’è la tradizione di mangiare 12 chicchi di uva alla mezzanotte, un chicco per ogni rintocco dei dodici scoccati dall’orologio.

Immancabili anche i dolci come il panettone e il pandoro, simboli delle festività natalizie. Il panettone nasce a Milano, dai tempi di Ludovico il Moro, alla fine del XV secolo. Nato per caso da un errore dello chef di casa Sforza, che durante la vigilia di Natale bruciò il dolce per il banchetto. Decise quindi di lavorare un panetto di lievito insieme ad altri ingredienti come la farina, le uova, lo zucchero, l’uvetta e i canditi, ottenendo un impasto molto soffice che cuocendo risultò un dolce strepitoso.

Il pandoro nasce invece a Verona il 14 Ottobre 1894, quando Domenico Melegatti ne brevetta il nome, la forma e la ricetta. Nato dall’idea di rendere più alto e soffice un antico dolce chiamato nadalin, dolce risalente addirittura al XIII secolo. Il pandoro e il panettone vengono serviti in ogni locale, ristorante e discoteca nella notte di Capodanno, spesso accompagnati da soffici creme al mascarpone o chantilly.